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SAGGIO "L'INTRECCIO E IL MARE", 2011

013 Gente di mare in Sardegna low

Intrecci. Storia linguaggi e innovazione in Sardegna. Elisso ed. AA. VV.

La riflessione sull’intreccio, in relazione al mare, evoca un’arte antica, diffusa e in gran parte condivisa sulle rive del Mediterraneo. Nel secondo secolo dopo Cristo Oppiano di Anazarbo, nel suo poema Halieutikà, descrive come consolidate tecniche cattura che si sono conservate fino a tempi recenti con poche modificazioni. Vi compare la pesca con le nasse, quella con le reti (ben dieci tipi), insieme a quelle con la fiocina e con gli ami. E ugualmente apprezzabili, come osserva Oppiano, risultano la funzione e la forma degli strumenti: “De quali tutti e quanta sia misura e qual l’adornamento e la bellezza, di vero sa, chi queste cose fabbrica” (Citazione dalla traduzione dal greco di Anton Maria Salvini, Della pesca e della caccia, pubblicato a Firenze (Tartini e Franchi) nel 1728 e dedicato al principe Eugenio di Savoia, p. 296). 

Le astuzie dell’intelligenza, che i greci indicavano col termine mètis (Detienne e Vernant 1974), sembrano esercitarsi più che altrove nei mestieri del mare. Gli strumenti che i pescatori apprestano per le catture sono il frutto di una conoscenza affinata, non solo dei materiali usati, ma anche dell’ambiente marino, delle abitudini dei pesci, dei luoghi in cui si annidano e dei tempi in cui è possibile catturarli. E l’intelligenza e la saggezza sono necessarie perché i pesci sono a loro volta astuti e sanno ingannare i pescatori.